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Dopo un anno esatto dalla prima edizione di Crowdfuture, la comunità italiana del crowdfunding si è riunita di nuovo a Roma. Cinque track e 45 relatori, che si sono riuniti per esaminare e discutere l’ancora emergente ma già dirompente fenomeno del crowdfunding. E’ stata anche l’occasione per presentare l’edizione aggiornata dell’ “Analisi delle Piattaforme Italiane di crowdfunding “, fino ad oggi il rapporto più completo del settore. Con Ivana Pais, dell’Università Cattolica, abbiamo presentato il report durante uno dei seminari del pomeriggio, di fronte ad un pubblico molto attivo e curioso (potete trovare le slide qui e il report completo qui).

Punti principali:

– Il numero di piattaforme è quasi triplicato in un anno

– La disponibilità di piattaforme sta superando la disponibilità di progetti opportunamente predisposti per essere pubblicati: il tasso di rifiuto da parte delle piattaforme è molto alto

– La metà del valore totale  raccolto da progetti di successo nella storia del crowdfunding italiano è stato raccolto nel corso dell’ultimo anno (11 milioni di euro)

– C’è una predominanza chiara e marcata del modello Social Lending: del valore totale del mercato, l’80% è raccolto da portali di social lending

– Tra le tendenze : localvesting, piattaforme di nicchia, piattaforme ibride e DIY crowdfunding

– Il mercato del crowdfunding italiano è in rapida crescita, ma ha ancora molta strada da fare, soprattutto per superare le barriere culturali 

Il mercato italiano del crowdfunding sembra crescere ad un ritmo molto veloce. Dalle 16 piattaforme del 2012 ne abbiamo ora 41, di cui 27 attivi e 14 in fase di lancio. Tra le piattaforme attive, più della metà sono reward-based, un terzo donation-based e solo tre sono lending-based. Tra quelle in fase di lancio, la stragrande maggioranza sono equity-based, spinte dalla recente pubblicazione del Regolamento Consob.

I dati sono stati raccolti da 30 piattaforme. Il numero di progetti presentati sulle piattaforme è pari a più di 52.000, di cui la stragrande maggioranza su piattaforme lending-based. Di questi 52.000 progetti, meno di 15.000 sono stati effettivamente pubblicati e si tratta per la maggior parte di progetti reward-based. Il valore complessivo dei progetti è in crescita, ma resta una parte modesta rispetto ai totali raccolti globalmente. Ciò suggerisce che  in Italia la disponibilità di piattaforme sta attualmente superando la disponibilità di progetti opportunamente preparati per essere pubblicati. Per quanto riguarda il tasso di successo, si va da una media del 54% per il lending-based, a un 44 % per il donation e  al 24 % per i reward-based.

Il valore totale raccolto da progetti di successo nella storia del crowdfunding italiano ammonta a quasi 23 milioni di euro, di cui più di 11 milioni di euro sono stati raccolti nel corso dell’ultimo anno. Di questo totale, l’80 % è raccolto da portali lending-based, che presentano anche il valore medio più alto dei progetti finanziati ( 7.892 € / progetto). Va notato che in Italia non è attualmente consentito il P2B lending, ovvero il prestito alle imprese.

Tra le tendenze del crowdfunding in Italia troviamo la crescente presenza di piattaforme locali e di nicchia e abbiamo notato anche l’emergere di piattaforme ibride. Anche il ” Do It Yourself ” crowdfunding si sta diffondendo ampiamente: due dei progetti più finanziati fino ad oggi in Italia sono state campagne “fai da te”.

Queste tendenze , che in parte seguono le tendenze globali, hanno trovato terreno fertile in Italia probabilmente perché (escludendo le piattaforme ibride) hanno un forte legame con la comunità e il territorio. Questo sembra essere un aspetto necessario perché un progetto di crowdfunding abbia successo in Italia, data l’ apparente mancanza di fiducia nel mondo online e, d’altra parte, la tendenza degli italiani ad essere molto aperti e a riporre fiducia in persone che fanno parte della loro comunità più immediata.

La rapida crescita del crowdfunding italiano non deve essere vista solo da un punto di vista positivo. La predominanza chiara e marcata del social lending forse è un riflesso di norme culturali esistenti e della volontà di investire solo in progetti con un ritorno finanziario. L’alto tasso di rifiuto dei progetti sembrerebbe indicare una mancanza di comprensione da parte dei progettisti su ciò che è necessario per portare avanti con successo una campagna di crowdfunding. Le piattaforme infatti continuano a lamentare la mancanza di conoscenza e comprensione del crowdfunding a tutti i livelli. Tuttavia, a differenza dello scorso anno, le piattaforme, in particolare quelle più giovani, sono molto attive nel loro ruolo di educatori, organizzando eventi , iniziative e fornendo risorse di vario tipo sui loro portali. Il numero di eventi sul crowdfunding è notevolmente aumentato e si è discusso di crowdfunding anche alla radio e sulla TV nazionale in questi ultimi mesi.

Tuttavia, comprensibilmente, il focus di attenzione dei media negli ultimi mesi si è concentrato sul modello equity e ciò ha avuto l’effetto di confondere molti, che pensano che questa sia l’unica opzione disponibile. Il regolamento Consob ha avuto il grande vantaggio di stimolare ulteriormente il dibattito sul crowdfunding e soprattutto di portarlo all’attenzione delle istituzioni e dei media italiani. Ma c’è ancora molta strada da fare. Ho particolarmente apprezzato due commenti dei gestori di piattaforme che hanno risposto al nostro questionario, che riassumono in qualche modo la mia visione sullo stato del crowdfunding in Italia oggi e il suo ostacolo maggiore. Il primo commento è “Siamo in una fase embrionale del crowdfunding quindi tutto è necessario per le fasi successive” . L’altro era una risposta ad una domanda posta alle piattaforme “Chi è il vostro principale concorrente? ” . La risposta: “Il prete” .

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